Archive for the ‘Il coraggio di agire’ Category

Protesi Pip, SSN rifiuta sostituzione. Codacons fa ricorso contro Asl di Pisa

martedì, gennaio 24th, 2012

Il Ministro della salute Renato Balduzzi ha promesso che alla fine del monitoraggio ordinato per le protesi Pip pericolose, impartirà al Servizio Sanitario Nazionale istruzioni sul da farsi. Intanto, però, il SSN rifiuta l’espianto e successivo reimpianto delle protesi alle donne che ne fanno richiesta.

A tal proposito il Codacons inoltrerà domani un ricorso al Tar del Lazio contro la Asl di Pisa, che ha rifiutato l’espianto di protesi mammaria ad una signora che ne aveva fatto richiesta.

Il Presidente del Codacons Carlo Rienzi fa sapere che durante un incontro al Ministero ha presentato un dossier con 15 proposte che a costo zero possono migliorare la qualità dell’assistenza e della sanità nel nostro paese. Le proposte vanno dal prezzo eccessivo dei farmaci, alla prevenzione delle ludopatie e dell’obesità, e ai problemi della riabilitazione, tutti fenomeni gravi che costano allo Stato milioni di euro ogni anno e potrebbero invece essere prevenuti per tempo. Tra le segnalazioni del Codacons al Ministro Balduzzi c’è, infine, quella inerente lo spreco di risorse economiche per finanziare progetti inutili e anzi dannosi. Tutte le proposte saranno approfondite in un prossimo incontro tra il dicastero e l’associazione dei consumatori.

Salute: maxi studio sul dolore, per le donne è più intenso

martedì, gennaio 24th, 2012

La sofferenza è ‘rosa’. Per le donne il dolore è più intenso in quasi ogni tipo di malattia, almeno secondo i ricercatori della Stanford University School of Medicine, che hanno esaminato una vasta mole di dati per indagare sulle differenza di genere in questo campo. Lo studio, pubblicato on line sul ‘Journal of Pain’, suggerisce l’importanza di coinvolgere più donne nei trial clinici per fare finalmente luce sull’origine di queste differenze.

Utilizzando un database progettato ad hoc, gli scienziati di Stanford hanno esaminato più di 160.000 tabelle sul dolore relative a oltre 72.000 pazienti adulti. Dopo aver selezionato i casi in cui la malattia associata al dolore veniva riportata, gli studiosi hanno analizzato il valore della sofferenza maschile e femminile per le varie patologie. «Non siamo certamente i primi a trovare le differenze nel dolore tra uomini e donne, ma questa volta ci siamo concentrati sull’intensità, mentre la maggior parte degli studi precedenti hanno esaminato la prevalenza. Per quanto a nostra conoscenza, questo è il primo lavoro in assoluto che ha usato dati provenienti da cartelle cliniche elettroniche per esaminare il dolore su vasta scala, attraverso un’ampia gamma di malattie», spiega Atul Butte, autore senior dello studio. I ricercatori, in particolare, hanno esaminato tabelle in cui il dolore variava da 0 a 10 (in cui uno zero significa «nessun dolore» e 10 il «peggiore immaginabile»), relative a 250 diverse categorie di malattie.

La ricerca ha identificato 47 categorie diagnostiche per le quali vi erano più di 40 report sul dolore da parte di uomini e donne. Il campione includeva più di 11.000 pazienti adulti, di cui il 56% donne. «Abbiamo visto punteggi del dolore più elevati per le pazienti praticamente su tutta la linea», conclude Butte, dal mal di collo, all’emicrania, alla sinusite acuta.

Istituto Nazionale per la Prevenzione delle malattie croniche

lunedì, gennaio 9th, 2012

Presto anche in Italia sarà istituito l’Health Prevention Institute, un Istituto Nazionale per la Prevenzione delle malattie croniche.

L’accordo di programma è stato recentemente siglato da Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità del Senato, da Renato Lauro, rettore dell’Università Tor Vergata, Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana
di Medicina Generale e Maria Patrizia Patrizi (per la Fondazione “Livio Patrizi).

Il primo impegno dell’Istituto sarà lo studio di un nuovo modello di prevenzione e di monitoraggio della popolazione, unitamente a campagne di sensibilizzazione che possano coaudiuvare la riduzione delle patologie croniche in Italia.
L’obiettivo è quello di ridurre l’incidenza delle malattie croniche del 20% nei prossimi dieci anni.

Si tratta di un progetto ambizioso e lungimirante, per la realizzazione del quale l’Istituto avrà a disposizione l’esperienza e il database della Società Italiana di medicina generale e del sistema elaborato dal Ceis di Tor Vergata per la simulazione dei costi sanitari.

Annualmente sarà sitilato un rapporto sullo stato di attuazione delle politiche sanitarie, assistenziali e sociali dedicate alla prevenzione.

I malati cronici rappresentano il 20% del totale dei pazienti italiani, ma necessitano dell’80% delle risorse economiche italiane per la loro presa in carico. Le patologie croniche però possono spesso essere prevenute eliminando alcuni fattori di rischio (fumo, eccessivo consumo di grassi,inattività fisica, abuso di alcol) e proprio per questo l’azione di prevenzione sarà al centro delle attenzioni del nascente Istituto.

Anche l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) dovrà svolgere un ruolo centrale nella battaglia alla prevenzione delle malattie croniche. La prevenzione, per essere efficacie, dovrà infatti essere capillare e coordinata sul territorio.

(fonte Age.na.s.)

OIM: assicurare servizi sanitari agli immigrati è la grande sfida sanità mondiale

venerdì, dicembre 16th, 2011

La difficoltà di accesso ai servizi sanitari per i migranti nella maggior parte dei paesi del mondo è una preoccupante omissione di salute pubblica che deve essere al più presto risolta, soprattutto in un mondo sempre più dipendente dalla mobilità umana. È quanto chiede lOrganizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) in occasione della Giornata Internazionale del Migrante 2011, che si celebra il 18 dicembre.

In un mondo in cui si contano più di un miliardo di migranti, dei quali 214 milioni migranti internazionali, non c’è paese che non sia dipendente dalla loro forza lavoro, dalle loro capacità e dalle loro conoscenze, o ancora dai 404 miliardi di dollari che hanno inviato come rimesse nel solo 2011.  I migranti sono i più colpiti dalla mancanza di accesso ai servizi sanitari. Differenze linguistiche o culturali, mancanza di risorse finanziarie o assicurazioni, ostacoli amministrativi, status legale e turni lavorativi lunghi e scomodi sono tra i principali fattori di difficoltà. I migranti senza documenti, spesso a rischio di violenza e sfruttamento e con condizioni di vita e di lavoro precarie sono il tipo di migranti più vulnerabili. Inoltre, molti di loro hanno timore di essere rimpatriati, e questo è uno dei motivi per i quali evitano di ricercare assistenza sanitaria, fatta eccezione per le emergenze per le quali purtroppo si arriva a volte troppo tardi.

Ad oggi, pochissimi paesi al mondo offrono assistenza sanitaria per tutti, inclusi i migranti irregolari. Tra questi, ci sono Argentina, Brasile, Francia, Italia, Portogallo e Spagna. Nonostante le ultime crisi sanitarie a scala globale quali la Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome) o l’influenza aviaria e il riemergere di malattie come la tubercolosi evidenzino la necessità di includere anche i migranti nei sistemi di assistenza sanitaria, i progressi globali su questo fronte sono purtroppo molto lenti. Qualche positivo passo in avanti però c’è: ad esempio la Risoluzione 61.17 dell’Assemblea mondiale della sanità del 2008 che invita i membri dell’Organizzazione alla promozione della sanità dei migranti, o ancora la Risoluzione del Marzo 2011 del Parlamento Europeo per la riduzione delle iniquità sanitarie in Europa, o infine la Dichiarazione di Dhaka dell’Aprile 2011, sottoscritta dai paesi d’orgine dei migranti asiatici in cui si richiedono delle politiche sanitarie che includano i loro migranti connazionali nei paesi di destinazione.

Infarto, la campagna di prevenzione della Provincia di Roma e del Centro per la Lotta contro l’Infarto

venerdì, dicembre 16th, 2011

Parte la campagna “Se ami il tuo cuore, ti ricambierà” per informare, sensibilizzare ed educare alla prevenzione dell’infarto e delle malattie cardiovascolari promossa dalla Provincia di Roma e dalla Fondazione Onlus Centro per la Lotta contro l’Infarto (CLI).

La collaborazione tra la Provincia di Roma e il CLI prevede la produzione di una serie di materiali – cartelline, brochure, locandine e due tipi di opuscoli mirati alla diffusione tra i ragazzi e tra gli adulti – che dopo le festività natalizie saranno distribuiti nelle 353 scuole medie superiori e nei 383 centri anziani di Roma e Provincia.

A seguito della campagna di informazione sarà possibile attivare una serie di incontri nelle scuole e nei centri anziani, prima dell’estate, per approfondire l’argomento.

Le malattie cardiovascolari sono ancora oggi la principale causa di morte nel nostro paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi. Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico. In Italia sono affetti da invalidità cardiovascolare il 4,4 per mille dei cittadini (dati Istat). Il 23,5% della spesa farmaceutica italiana (pari all’1,34 del prodotto interno lordo), è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare (Relazione sullo Stato Sanitario del Paese, 2000).

leggiil comunicato stampa

leggi la scheda della Provincia di Roma

Federsanità-Anci risponde su indagine truffe Nas

giovedì, dicembre 15th, 2011

Dall’analisi sulle truffe al Ssn elaborata dal Nas per l’ADNKRONOS SALUTE emerge che i raggiri a danno del Ssn ha raggiunto il miliardo e 237 milioni.

Le tabelle del Nucleo anti-sofisticazione dei Carabinieri prendono in esame le operazioni condotte dai militari dal primo gennaio 2010 al 30 novembre 2011. Un lavoro costante e certosino che ha fatto cadere nella rete del Nas tanti malfattori: negli ultimi due anni i militari hanno segnalato all’autorità giudiziaria più di 1.800 persone e ne hanno arrestate 66. Nel gruppo dei truffatori troviamo medici, infermieri, farmacisti, veterinari, tecnici, amministrativi e altri operatori della sanità pubblica. Ma non solo. A giocare sporco ci sono infatti anche soggetti del tutto estranei al Ssn, che anzi spesso si spacciano – senza esserlo – per professionisti in camice bianco.

L’ultima operazione, in ordine di tempo, è quella portata a termine l’altro ieri a Napoli, dove i militari del Nas hanno sgominato un’organizzazione criminale finalizzata a furto, rapina e ricettazione di prescrizioni mediche, che venivano successivamente falsificate per truffare il Servizio sanitario nazionale. In pratica, le 11 persone finite nella rete del Nas rubavano ricette mediche, le falsificavano con dati di pazienti ignari, e in alcuni casi deceduti, e poi si procuravano farmaci ad alto costo soggetti a rimborso da parte delle Asl.

«Un sistema resta sano se si controlla e in questo senso è anche determinante l’informatizzazione, la messa in rete e l’aggiornamento continuo dei database». Lo sostiene Federsanità – Anci commentando i dati di questa analisi sulle truffe al Ssn elaborata dal Nas. Alla luce di questi dati la Federazione delle aziende sanitarie e dei Comuni, sottolinea «quanto sia fondamentale il ruolo dei Nas per garantire che l’utilizzo delle risorse del Ssn risponda ai criteri di legalità, sicurezza e appropriatezza». «La sanità occupa circa l’80% dei bilanci regionali e la lotta alle truffe in questo periodo deve essere una battaglia condivisa da tutti gli operatori di un segmento così importante della spesa economica del nostro Paese. Il presidente di Federsanità – Anci , Angelo Lino Del Favero ha ribadito “quanto sia importante richiamare gli operatori della sanità ad una responsabilizzazione della propria funzione ricordando che quello italiano è uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, anche in relazione al rapporto costo/qualità dei servizi». Per Del Favero «bisogna perseguire i colpevoli per salvare la reputazione di tutti i medici, i farmacisti e gli operatori sanitari onesti impegnati quotidianamente nella tutela della salute dei cittadini e, soprattutto, per recuperare risorse da investire in servizi che, in questo momento di crisi, subiscono tagli e riduzioni».

Ministero, Italia torna nel Bureau dell’Ocse

martedì, dicembre 13th, 2011

Nel corso della riunione del Comitato Salute dell’OCSE (Organisation for Economic Cooperation and Development – OECD), tenutasi a Parigi l’1 e 2 dicembre scorso, è stato nominato, quale membro del Bureau, il delegato italiano Fabrizio Oleari, Capo Dipartimento della Sanità Pubblica e dell’Innovazione del Ministero della Salute.

La nomina «rappresenta un chiaro riconoscimento del sostegno e dell’impegno dell’Italia alle attività del Comitato e rafforza la presenza italiana in seno a Commissioni e Comitati internazionali di alto livello».

Il progetto salute dell’OCSE è iniziato nel 2001 ed ha avuto il suo debutto ufficiale in occasione di una riunione dei Ministri della Salute dei Paesi dell’OCSE il 13 e 14 maggio 2004. Il Consiglio dell’OCSE nel dicembre 2006 ha deciso di ampliare le attività del Gruppo sulla salute ridenominandolo Comitato salute. Il nuovo mandato, in vigore dal 1 gennaio 2007 fino al 31 dicembre 2011, prevede di incoraggiare la cooperazione tra i Paesi Membri per elaborare, confrontare e diffondere sistemi contabili e indicatori sulla salute, valutare l’efficienza e la qualità dell’assistenza dei sistemi sanitari e le opzioni da considerare per un finanziamento duraturo ed efficiente della spesa sanitaria.

Rapporto Prevenzione 2011: le attività di prevenzione

lunedì, dicembre 5th, 2011

Si svolgerà a Roma mercoledì 8 febbraio 2012 a partire dalle ore 15.00, presso l’Aula Pocchiari dell’Istituto Superiore di Sanità – Viale Regina Elena, 299, la presentazione del Volume: “Rapporto Prevenzione 2011: le attività di prevenzione” a cura di Antonio Boccia, Cesare Cislaghi, Antonio Federici, Domenico Lagravinese, Anna Lisa Nicelli, Giovanni Renga, Walter Ricciardi, Carlo Signorelli, Marco Trabucchi e Paolo Villari.

Il Rapporto è edito dalla Fondazione Smith Kline presso “Il Mulino”.

Nel corso della presentazione verrà consegnato a tutti i presenti una copia del volume.

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HIV/AIDS: i numeri dell’epidemia in Italia

venerdì, dicembre 2nd, 2011

Nel 2010 quasi 6 persone ogni 100.000 residenti hanno contratto il virus dell’HIV, con un’incidenza maggiore al centro-nord rispetto al sud e alle isole. L’incidenza è stata di 4 nuovi casi su 100.000 italiani residenti e 20 nuovi casi su 100.000 stranieri residenti. In pratica, quasi una persona su tre, diagnosticate come HIV positive, è di nazionalità straniera. Sono questi i dati riportati dal sistema di sorveglianza dell’ISS delle nuove diagnosi di infezione da HIV che, per la prima volta, è stata attivata in tutte le regioni italiane.
Il trend, nel corso degli ultimi 12 anni, nelle aree per le quali il dato è disponibile, mostra una lieve diminuzione dell’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, da attribuire principalmente alla diminuzione di incidenza tra consumatori di sostanze per via iniettiva, mentre l’incidenza è rimasta costante sia per gli eterosessuali che per gli MSM (maschi che fanno sesso con maschi).

La maggioranza delle nuove infezioni è attribuibile a contatti sessuali non protetti, che tuttavia non vengono sufficientemente percepiti come a rischio, in particolare dalle persone di età matura, e che costituiscono l’80,7% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 49,8%, MSM 30,9%). Analogamente ad altre nazioni europee, si stima che un sieropositivo su quattro non sappia di essere infetto.
L’identikit del paziente
Le persone che hanno scoperto di essere HIV positive nel 2010 hanno un’età mediana di 39 anni per i maschi e di 35 anni per le femmine, hanno contratto l’infezione prevalentemente attraverso contatti eterosessuali, e sono più spesso stranieri. Inoltre, oltre un terzo delle persone con una nuova diagnosi di HIV viene diagnosticato in fase avanzata di malattia, e presenta una rilevante compromissione del sistema immunitario (numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL).
Le stime effettuate usando il metodo proposto dall’ UNAIDS indicano che il numero delle persone viventi con infezione da HIV (compresi i casi con AIDS e le persone che ignorano di essere infette) è aumentato passando da 135.000 casi nel 2000 a 157.000 casi nel 2010, principalmente per effetto della maggiore sopravvivenza legata alle terapie antiretrovirali che comportano un aumento progressivo del numero delle persone viventi HIV positive. I cambiamenti relativi che si osservano nel 2010 rispetto al 2000 sono: l’aumento delle infezioni acquisite attraverso contatti sessuali, la diminuzione delle persone che si sono infettate attraverso il consumo di sostanze per via iniettiva, l’aumento di casi in persone straniere, la diminuzione della quota di infezioni in donne e l’aumento di casi in persone con oltre 50 anni di età.
La sorveglianza dell’AIDS
La sorveglianza delle diagnosi di AIDS conclamato ha una copertura nazionale. Dall’inizio dell’epidemia nel 1982 ad oggi sono stati segnalati circa 64.000 casi di AIDS, di cui quasi 40.000 deceduti. I nuovi casi di AIDS e il numero di decessi per anno continuano a diminuire, principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate (introdotte nel nostro Paese nel 1996). È diminuita nel tempo la proporzione di persone che alla diagnosi di AIDS vengono diagnosticate con una candidosi polmonare o esofagea, mentre aumenta la quota di pazienti che presentano linfomi. Come precedentemente detto, molte persone HIV positive scoprono di essere infette dopo vari anni e pertanto non possono usufruire dei benefici delle terapie antiretrovirali prima della diagnosi di AIDS: dal 1996 ad oggi ben due terzi delle persone diagnosticate con AIDS non ha effettuato alcuna terapia antiretrovirale prima di tale diagnosi. I dati sulla sorveglianza dell’infezione da HIV e dell’AIDS sono disponibili sul sito dell’ISS, alla pagina internet del  Centro Operativo Aids.

(fonte Regioni.it)

Nasce alleanza per ridurre del 20% malattie croniche in 10 anni

giovedì, dicembre 1st, 2011

Le patologie croniche non trasmissibili – diabete, cardiopatie, ictus, cancro, disturbi respiratori cronici – ogni anno colpiscono in massa gli italiani: sono circa 3,9 milioni i diabetici, e 2 milioni e 250 mila vivono con una diagnosi di tumore. Ancora più alto è l’impatto delle malattie cardiovascolari, la prima causa di morte nel nostro Paese, con circa 250 mila decessi ogni anno. La situazione è allarmante, anche per i riflessi di carattere sociale ed economico. Circa l’80% di queste malattie potrebbe essere prevenuto eliminando alcuni fattori di rischio come il consumo di tabacco, la dieta poco sana, l’inattività fisica e l’abuso di alcol;

Per delineare nuove strategie di prevenzione basate su innovativi sistemi di monitoraggio e campagne di sensibilizzazione al fine di  ridurre del 20% entro i prossimi 10 anni le malattie che non guariscono e devono essere seguite sul territorio è nato l’Health Prevention Institute, primo progetto di questo tipo in Italia, con la firma di un accordo di programma tra l’Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, l’università degli Studi di Roma Tor Vergata, la Società italiana di medicina generale (Simg) e la Fondazione “Livio Patrizi”.

Verrà realizzato un report annuale nazionale sullo stato di attuazione delle politiche sanitarie, assistenziali e sociali volte alla prevenzione.

Sarà individuata una road map nazionale in grado di tracciare la priorità di intervento.

“Metteremo a disposizione gli strumenti di monitoraggio che abbiamo sviluppato in questi anni, in particolare Health Search, database nato per raccogliere informazioni sui comportamenti dei medici che si è evoluto fino a offrire uno spaccato degli effetti degli interventi di cura. L’università di Tor Vergata – dice il rettore Renato Lauro – dispone di dipartimenti di ricerca clinica, epidemiologica ed economica in campo sanitario in grado di monitorare costantemente l’evoluzione del sistema sanitario nazionale e l’impatto delle malattie croniche. Per questo ha costituito al suo interno l’Italian Barometer Diabetes Observatory. Con Simg è stato inoltre avviato il progetto Sissi, modello di simulazione dei costi sanitari messo a punto in collaborazione con il Ceis di Tor Vergata”.

Verranno creati tavoli di lavoro con Istituzioni pubbliche, scientifiche e con i rappresentanti delle associazioni dei pazienti, per individuare le strategie idonee alla prevenzione.