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Editoriale Il Welfare dell’Italia anno IV n. 20 – dicembre 2009

mercoledì, febbraio 10th, 2010

Il Servizio sanitario italiano è certamente tra i migliori al mondo. In tutte le graduatorie internazionali si posiziona tra i più vantaggiosi in termini di tutela della salute della popolazione e  qualità complessiva delle prestazioni. Ciò nonostante, esso presenta alcuni seri elementi di criticità come l’inappropriatezza di alcune prestazioni, l’organizzazione ancora prevalentemente burocratica della medicina di base e la carenza di servizi di assistenza domiciliare integrata. Molto altro si potrebbe aggiungere come le lunghe liste di attesa o l’ingiustificato livello di spesa farmaceutica per abitante in alcune Regioni. Inoltre c’è da fare una riflessione su quelle che possono essere definite le tendenze di lungo periodo della spesa sanitaria, ovvero l’invecchiamento della popolazione, il progresso della medicina e le evoluzioni socioeconomiche. Rispetto a queste considerazioni è possibile riscontrare inefficienze e inappropriatezze che sono particolarmente pervasive in alcune Regioni, piuttosto che in altre. Proprio la distribuzione dei disavanzi fra le diverse Regioni conferma che vi sono margini di miglioramento sia nell’efficienza quanto nell’appropriatezza dell’erogazione delle prestazioni sanitarie.

Da queste premesse, nasce un nuovo Patto per la Salute sottoscritto da Governo e Regioni. L’obiettivo è quello di ricondurre sotto controllo la spesa sanitaria, dare certezza di risorse per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) su un arco pluriennale, sollecitare e sostenere le azioni necessarie a elevare qualità e appropriatezza delle prestazioni, ma soprattutto riequilibrare le capacità di fornire servizi di analoga qualità ed efficacia su tutto il territorio nazionale.

Il miglioramento delle prestazioni richiede però un importante rafforzamento di tutte le attività di prevenzione e il potenziamento dell’integrazione socio-sanitaria, a cominciare dall’assistenza ai non autosufficienti. In questo contesto i Comuni devono avere un ruolo da protagonisti soprattutto se si guarda ad una qualificazione delle reti ospedaliere regionali ed un parallelo sviluppo dei servizi territoriali.

Allo stesso tempo è opportuno che gli enti locali assicurino il monitoraggio al fine di garantire l’equilibrio finanziario in condizioni di efficienza e appropriatezza per far sì che questo sforzo economico non pesi sulle tasche dei cittadini. A questo proposito è necessario sottolineare come in molte regioni (ovvero quelle che non hanno rispettato i vincoli imposti nell’annualità precedente) sono stati introdotti ticket e forme di tassazione.

In questo contesto monitorare significa anche avviare e promuovere politiche che non guardino soltanto alle logiche economiche ma che – in un quadro generale di equilibrio economico – diano vita ad azioni e programmi di carattere organizzativo, di innovazione e di investimento anche sulle risorse umane.

Di Simone Naldoni

Assessore Politiche Sanitarie e Sociali Comune di Scandicci (Fi)

Vice Presidente Vicario Federsanità Anci

Editoriale Welfare dell’Italia Anno 4, Numero 19 – Ottobre 2009

martedì, dicembre 1st, 2009

Una stretta sinergia tra enti locali e aziende sanitarie. Questo è lo strumento per realizzare sul territorio risposte assistenziali adeguate ai bisogni dei cittadini. All’inizio degli anni ’90 l’Italia si rese protagonista di importanti riforme sanitarie che, estromettendo i Comuni dalla gestione delle attività, introducevano importanti criteri di aziendalizzazione, attraverso la creazione delle Aziende sanitarie locali (Asl). I tempi lo richiedevano, la spesa andava meglio monitorata e sottoposta a criteri di controllo e ad una programmazione maggiormente adeguata alle esigenze economiche del momento. Oggi però la situazione economica sociale, politica e epidemiologica del nostro paese necessita di una ulteriore riflessione sul complesso dell’organizzazione sanitaria. L’aumento delle aspettative di vita, il cronicizzarsi di alcune patologie prima non curabili, la trasformazione degli ospedali da luoghi di cura in ospedali per acuti, l’insorgere di patologie connesse maggiormente agli stili di vita non corretti, pongono alle comunità locali la responsabilità di affrontare il tema salute, certamente come diritto individuale, ma anche come responsabilità collettiva. Ne consegue che l’attività sanitaria in senso stretto non è più sufficiente a rispondere alle esigenze attuali.

L’erogazione delle prestazioni sanitarie, anche dove si fa bene e con la dovuta appropriatezza, non è più in grado da sola di produrre il bene salute in misura accettabile. L’attenzione si deve spostare sulla prevenzione primaria e secondaria, sulla organizzazione delle città (viabilità, traffico, mobilità, sicurezza, stili di vita salutari) perché tutto concorre a fare salute.

Occorre quindi avviare un nuovo protagonismo. I sindaci non si devono interessare della gestione sanitaria in senso stretto, quella spetta ai professionisti, ma devono trovare nella fase della programmazione, della governance e controllo della salute delle comunità che amministrano, la possibilità di essere all’interno dei meccanismi decisionali. La programmazione sanitaria deve quindi tenere presente, accanto ai vincoli economico-finanziari, anche elementi tesi al coinvolgimento di fattori sociali, realizzando nel concreto l’integrazione socio sanitaria. Occorre organizzare sul territorio risposte assistenziali che devono per forza integrarsi in modo soddisfacente, coinvolgendo non solo l’organizzazione sanitaria territoriale ma anche quella comunale, del terzo settore e del volontariato. La rete socio sanitaria deve quindi attrezzarsi per vincere le sfide della modernità e il regista di questa sfida non può che essere l’istituzione maggiormente vicina ai cittadini, cioè il Comune: la prima autorità sanitaria sul territorio.

Un esempio in tal senso è quello della Toscana con l’avvio delle Società della Salute che hanno al proprio interno l’autorevolezza del governo locale e la conoscenza tecnica delle strutture della Asl, capaci di fornire quelle competenze in campo scientifico e di organizzazione.

Cambia quindi il punto di vista o, meglio, vengono “integrate” tutte quelle attività che, spesso, rischiano di non attivarsi in sinergia eludendo le reali esigenze del cittadino che, magari anziano, ha bisogno di interventi integrati di sociale e sanitario.

Fabio Sturani

Segretario Generale Federsanità Anci

Editoriale Welfare dell’Italia anno IV, numero 18, agosto/settembre 2009

mercoledì, ottobre 7th, 2009

E’ con estremo piacere che, in qualità di nuovo Presidente di Federsanità Anci, saluto tutti i lettori della rivista il Welfare dell’Italia. La mission della nostra Confederazione è produrre cultura di sanità, far conoscere al Paese come questa funzioni, le sue innovazioni, la sua organizzazione.

In questo senso, riveste un ruolo centrale la comunicazione rivolta non soltanto agli operatori, ma anche ai cittadini sia attraverso strumenti editoriali che per mezzo di iniziative concrete che ci consentano di aprire un luogo di dialogo e confronto sul territorio. Due sono i temi ineludibili: la sostenibilità del sistema e la sfida della rivoluzione epidemiologica, che vedrà aumentare sempre di più l’invecchiamento, la cronicità e i pazienti fragili.

Due sfide che dobbiamo affrontare forti della nostra rete presente sul territorio e consci che l’innovazione è l’unica strada per migliorare i servizi e rispondere adeguatamente ai bisogni espressi. Con il Piano e-gov 2012 si è avviato un processo che consolida innovazione, diffusione di servizi di rete, accessibilità e trasparenza della P.A. per avvicinarla alle esigenze di cittadini e delle imprese e nella sanità i progetti principali riguardano la digitalizzazione del ciclo delle prescrizioni e dei certificati medici e il Fascicolo Sanitario. Si tratta di primi elementi che consentiranno di risparmiare risorse che potranno essere investite in altri servizi e di migliorare i processi di diagnosi e di cura.

In questo contesto la centralità del cittadino non è affatto una formula vuota. Quando si parla di sanità elettronica, di chiusura di piccoli ospedali “pericolosi”, di selezione dei manager attraverso metodi meritocratici non si fa altro che parlare di tutela del diritto alle cure e garanzia del diritto di tutti alla salute.

Alla luce di tutto questo il ruolo delle aziende sanitarie è centrale. Esse rappresentano, infatti, un soggetto fondamentale per i legami che si instaurano sul territorio. E Federsanità Anci, proprio per la sua natura, è il luogo in cui territorio (enti locali) e professionisti (aziende) si incontrano e confrontano per far emergere e diffondere le best practice.

Angelo Lino Del Favero

Presidente Nazionale Federsanità Anci

Editoriale Welfare dell’Italia n. 17, Anno IV giugno-luglio 2009

mercoledì, luglio 22nd, 2009

Nella vita di tutti, in ogni attività che viene esercitata, giunge sempre il momento nel quale si impone una riflessione. A volte è un moto che nasce dalla propria volontà, altre volte è indotto da scelte o imposizioni di altri. In effetti, cambia poco sapere chi sia a far scattare la molla che ti costringe a guardarti dentro, e a mettere in fila le cose che hai fatto: quelle buone, quelle inutili, quelle sbagliate, quelle così così. Casomai ti può rimanere l’amaro in bocca quando ti rendi conto che il binario che sei costretto a percorrere, e che pensavi di conoscere bene, in realtà ti svela che esiste una linea parallela che decide l’itinerario e non sei chiamato a farne parte.

Quando ciò accade, si è costretti a riflettere molto, con tanta onestà intellettuale, con grande rigore e determinazione. Cercherò di farlo ora, illustrando ancora una volta quella che per me è la via maestra sulla quale deve dispiegarsi l’azione di tutti coloro che considerano il valore salute, il benessere fisico e mentale, l’assistenza ed inclusione sociale, il lavoro e la sicurezza sul lavoro, assi portanti di un moderno welfare. Se il nostro servizio sanitario pubblico universalistico ad oggi non è messo in discussione da nessuno, se la struttura federale dello Stato assume sempre più vigore e il sistema delle autonomie locali si sente pronto ad accettare questa scommessa, se il sistema di protezione sociale traballa sotto il peso dell’aumento dell’attesa di vita che rende disomogeneo il rapporto fra occupati e pensionati, forse è il momento di ripensare con attenzione a quali siano le vere priorità, quali gli interventi da operare per rendere omogeneo un Paese che non lo è, quali le misure da prendere subito per dare indicazioni ai soggetti istituzionali e professionali, nonché ai cittadini e rendere tutti consapevoli di una realtà che, ancora, non è percepita in tutta la sua gravità. Questa mancanza di percezione, in effetti, è il vero problema da affrontare.

Le istituzioni e i cittadini vivono al di sopra della realtà. I cittadini perché poco avvertiti e pressati nella considerazione del rapporto fra servizi e costi; le istituzioni perché vivono perennemente fra l’indicazione di ciò che va fatto e la non decisione sulle azioni necessarie. Certamente la ricerca del consenso è importante, ma non può giungere a livelli tali da pregiudicare la stabilità di un sistema. Ovviamente vanno evidenziate le dovute differenze tra le varie realtà e prenderne atto. Il coraggio del fare diviene l’elemento trainante di una corresponsabilità di tutti i soggetti per rendere sostenibile il sistema paese. È giunto, quindi, il momento che tutti ne prendano atto, anche se in alcune realtà saranno “lacrime e sangue”.

Non mi convincono i “costi standard” costruiti a tavolino e neanche i commissariamenti, difficili da esercitare. Le Regioni e i Comuni non vanno messi sotto tutela. Devono vincere la politica bella, la sua autorevolezza, il rigore condiviso, le pari opportunità, la solidarietà, la durezza nel combattere furbizie, lobby e corporazioni, la tenuta sulle decisioni prese, la capacità e la responsabilità individuale e collettiva. Il sistema delle Aziende sanitarie e la dignità riconosciuta ai Direttori Generali che le amministrano, il ruolo dei Sindaci come prima frontiera dei servizi erogati e del confronto con i cittadini, sono elementi che vanno messi a disposizione di chi governa il Paese, che deve a sua volta garantire rispetto e riconoscimento costituzionale per lo sviluppo corretto dei processi di sussidiarietà. È questa la storia che abbiamo cercato di scrivere in tutti questi anni, molto spesso inascoltata o sottovalutata. Per quanto mi riguarda, è la storia in cui credo e che cercherò di continuare a scrivere in ogni caso.

Pier Natale Mengozzi
Presidente Federsanità Anci Nazionale

Editoriale de “Il Welfare dell’Italia” anno 3 n. 16, aprile-maggio 2009

venerdì, aprile 24th, 2009

Un cammino lungo e difficile. Per soluzioni ragionevoli

Ci stiamo avviando velocemente alla data della tornata elettorale del 6 e 7 giugno 2009: importante per l’indubbio valore politico che ha la costituzione del nuovo Parlamento Europeo dei 27 Stati e per la rilevanza di una elezione di massa come quella che sul piano amministrativo locale coinvolge oltre cinquemila Comuni e Province italiane. Per Federsanità ANCI, per le Aziende Sanitarie e le Conferenze dei Sindaci che ne fanno parte, è un momento che come sempre potrà coinvolgere transitoriamente l’associazione nella stessa composizione degli Organi Statutari a livello regionale e nazionale. Il ricambio di molti sindaci, la modifica degli assetti delle Giunte Comunali, la rimodulazione – a livello di alcune regioni – dell’organizzazione sanitaria, con gli accorpamenti di aziende ed il loro commissariamento, in attesa dei nuovi Direttori Generali, sono situazioni che in qualche modo mettono in fibrillazione la nostra organizzazione. Questo avviene in un momento di grande fervore istituzionale, in una situazione resa ancora più frenetica dalla crisi economica in atto.

Il paese si sta misurando con grandi difficoltà che toccano i cittadini negli aspetti più direttamente correlati alle esigenze primarie della persona. I licenziamenti, la cassa integrazione, l’aumento del precariato lavorativo e la non tutela creano i presupposti di una mancanza di protezione sociale che si avverte nella contrazione dei consumi e nella riduzione a livelli minori delle molte azioni che sono il contenuto della vita dei singoli e delle famiglie.

Chi opera in sanità, nelle politiche socio-assistenziali, sulle tematiche afferenti alla salute, più di altri avverte questo disagio e più di altri misura la propria impotenza.

La sanità e il diritto alla salute; i temi dell’autodeterminazione e la tragedia di una vita che non è più vita vivibile; le scelte legislative che ancora non trovano la via di una soluzione condivisa; l’aumento delle morti per lavoro e sul lavoro e la difficile applicabilità delle norme di tutela; i medici di fronte alla scelta se denunciare o non denunciare gli immigrati clandestini, se rispettare il giuramento di Ippocrate od adempiere a indicazioni legislative: sono tutti elementi di una rappresentazione che se si riverberasse sulla campagna elettorale non sarebbe da considerare assolutamente positiva.

Tempo al tempo. Noi continuiamo ad offrire elementi di discussione serena ed utile, continuiamo ad operare con e per i nostri associati per verificare ogni percorso che sia adeguato alla tranquillità ed alla fiducia necessarie in un momento come questo. Lo facciamo con questo numero della rivista con approfondimenti utili e da apprezzare per il modo misurato con il quale si trattano argomenti sensibili e delicati. Insisto ancora nel pensare che la salute debba essere materia al di fuori delle contese ideologiche e politiche. Mi auguro che prevalga una politica che opera per accompagnare il malato terminale nel modo migliore alla fine della sua vita terrena, che garantisce la sicurezza nei luoghi dove si esercita l’assistenza medica, infermieristica e sociale, che mette il cittadino ed i suoi diritti al centro del sistema di welfare del nostro paese.

Pier Natale Mengozzi

Presidente Federsanita ANCI Nazionale

Editoriale Welfare dell’Italia anno 3 n. 14, dicembre 2008/gennaio 2009

mercoledì, gennaio 7th, 2009

Questa fine d’anno risente dell’indeterminatezza e delle difficoltà nelle quali si dibatte la vita sociale del Paese. La crisi mondiale si ripercuote su tutto ed anche le azioni intraprese dal governo non raccolgono risultati positivi in termini di comprensione istituzionale e politica da parte dei cittadini, confusi e preoccupati per un futuro sempre più incerto. Il libro verde presentato dal Ministro Sacconi si avvia a diventare libro bianco nella speranza che questa trasformazione sia nel segno del realismo assoluto nel rapporto fra aspirazioni, bisogni e risultati. La principale preoccupazione è il differenziale che c’è fra affermazioni e scelte che nel frattempo stanno maturando, come un abbassamento della copertura pubblica che, di fatto, presuppone un aumento dell’intervento del privato in sanità. Non vuole essere un rifiuto a risorse nuove ed aggiuntive, che in sanità sono utili a fronte di un aumento ormai costante su base annua dei costi del sistema. Il problema è un possibile effetto sostitutivo di doveri nazionali, per risorse provenienti dalla fiscalità ordinaria, perché sarebbe molto pericoloso in ordine alle competenze costituzionali sui livelli essenziali di assistenza, che sono esclusive del governo a livello centrale.

La preoccupazione di una sanità divisa in venti modelli nazionali, i comportamenti fortemente diversificati nell’interpretazione organizzativa delle competenze regionali in sanità, la limitata attenzione da parte delle autonomie locali sugli effetti che ci saranno sui cittadini in conseguenza di un abbassamento del grado di copertura dei servizi: sono indicatori di una sensibilità che dovrebbe essere invece condivisa e stimolatrice di azioni unitarie in grado di contrastare gli effetti negativi che derivano da tali condizioni. I provvedimenti anticrisi, in adozione da parte del parlamento, potrebbero essere primi segnali importanti nel rapporto fra diagnosi e cure necessarie ma oggettivamente non danno, al momento, il senso della compiutezza di una visione organica di interventi risolutivi e stabilizzanti per un sistema in fibrillazione.
Non convince la social card. Non può che essere un intervento che risponde ad una circostanza, ma non può essere riconducibile ad un quadro di programmazione. Si tratta di una risposta positiva nell’immediato, ma che non si integra con ciò che è programmato normalmente dalle regioni e dai comuni in termini di interventi sociosanitari e socio assistenziali sistemici, nei piani di zona o di ambito, in un mix coordinato nell’uso di risorse sociali e sanitarie. Anzi, la diminuzione in finanziaria della previsione quantitativa per i fondi nazionali sanitario e sociale, la definizione incompiuta dei livelli di assistenza sanitaria (non condivisi dalle regioni) e dei livelli di prestazione sociale sono indice di un’indeterminatezza che preoccupa fortemente. E’ pertanto doveroso essere soggetto di una proposta. Ad iniziare dal Libro Bianco, sul quale Federsanità Anci fornirà idee e suggerimenti; dalla ricerca di contatti con il mondo delle professioni e delle imprese; dal mettersi a disposizione delle istituzioni, nazionali e regionali, delle rappresentanze associative degli enti locali e delle forze sociali che hanno a cuore questi temi.
Riteniamo infine che i trent’anni del servizio sanitario pubblico non possono essere festeggiati con il superamento dell’universalismo solidale che è invece un tratto positivo del nostro paese. Al contrario, l’auspicio è il mantenimento del sistema con il contributo da parte di tutti per innovarlo nel segno della sostenibilità.

Pier Natale Mengozzi
Presidente Nazionale Federsanità Anci

Editoriale Welfare dell’Italia ottobre 2008

lunedì, ottobre 27th, 2008

Garantire standard europei per la qualità di servizi, strutture e prestazioni, omogenei in tutte le Regioni italiane, assicurando nel contempo equità, appropriatezza delle cure e sostenibilità del sistema. Sono questi, in sintesi, gli obiettivi prioritari e la vera sfida dei prossimi mesi per i quali l’attuazione del “Federalismo sanitario” costituirà un importante banco di prova.

È tempo di scelte complesse e delicate che dovrebbero vedere uniti tutti i protagonisti del sistema: amministratori regionali e comunali, direttori di aziende sanitarie, ospedaliere e Irccs, specialisti, personale medico di ospedali e cliniche universitarie, medici di medicina generale, responsabili dei distretti, personale infermieristico, assistenti sociali, farmacisti e tutti gli altri protagonisti dei sistemi sanitario e sociosanitario.

Si tratta, in sintesi, di saper cogliere l’occasione delle riforme e delle difficoltà economiche globali per valorizzare insieme le migliori risorse, tramite le quali superare gli aspetti più critici della disomogeneità territoriale, come della limitatezza degli strumenti finanziari.

È necessario investire di più sulla medicina preventiva e sull’assistenza primaria che, insieme alle significative innovazioni organizzative, tecnologiche e logistiche in corso (informatizzazione, e-health, assistenza domiciliare, medici associati, electronic patient file, etc.) potrebbero dare vita a un sistema più omogeneo sul territorio, fondato sulla centralità della persona e sulle sue diversificate esigenze di vita, prima, dopo e durante l’ospedale.

Un equilibrio auspicabile sia per i sistemi regionali al loro interno che per i rapporti con gli altri sistemi regionali, italiani ed europei.

Il nostro Paese ha punte di eccellenza, sia per le professionalità che per le strutture e una fama internazionale fondata sull’universalità e sull’equità del sistema sanitario da rilanciata adeguatamente tramite scelte idonee e responsabili, al passo con i tempi e l’aumentata competitività.

Un sistema pubblico che va certo aggiornato e adeguato all’evoluzione delle condizioni socioeconomiche e dei risultati di salute (incremento della durata della vita media, nuove acquisizioni scientifiche), nonché della crescita delle patologie cronico- degenerative e della non autosufficienza, e nel contempo del forte impatto dei determinanti socio-economici, l’assistenza primaria e quella riabilitativa e i possibili interventi sugli stili di vita, fondamentale investimento per il futuro.

Ora che i cittadini europei, utenti ed operatori, hanno libero accesso ai sistemi sanitari dei 27 Paesi dell’UE è indifferibile elevare ulteriormente gli standard ed eliminare le storiche disparità Nord – Sud, in particolare per i tempi di risposta e l’accessibilità a servizi e prestazioni, evitando gli sprechi, nell’interesse di tutti i cittadini.

In sintesi una nuova Governance fondata su responsabilizzazione e obiettivi comuni, internazionalmente riconosciuti, dall’UE come dall’OMS.

A tal fine i principi e gli obiettivi stabiliti dalla legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (L. 833/’78), della quale quest’anno ricorre il trentennale, sono ancor oggi validi, in primo luogo per l’università del diritto alla salute e della tutela delle fasce più deboli della popolazione.

Dopo l’opportuna separazione tra indirizzo politico e gestione, è oggi prioritario puntare ad un miglioramento della gestione dei sistemi, razionalizzando e riorganizzando, evitando inutili doppioni, coordinando le strutture e le risorse umane, nonché favorendo sinergie, integrazione sociosanitaria e rafforzamento dei servizi sul territorio. E perché no anche con un positivo spirito di competizione alla ricerca del …miglioramento continuo.

Queste ed altre scelte strategiche potranno essere utili alle nostre comunità purché responsabilmente condivise da tutti i soggetti, superando gli interessi localistici per una visione complessiva che “dal basso”, dalle singole esperienze regionali, tramite la messa a sistema delle migliori esperienze, possa portare il nostro Paese, nel suo complesso verso elevati standard europei.

Giuseppe Napoli

Vice Pres. vicario Federsanità Anci

Federalismo e altro

giovedì, settembre 18th, 2008
Ad oggi, non vi è ancora certezza su quale sia la proposta definitiva sul federalismo da parte del Governo. Nelle ultime settimane, un’iniziale impostazione – basata sul circoscrivere ad ogni singola regione il riutilizzo delle risorse lì prodotte – si sta adeguando alle contestazioni delle regioni più deboli che hanno, di fatto, riaperto il confronto per raggiungere un risultato teso ad evitare una frattura istituzionale.

Del federalismo e della velocità con la quale si vuole realizzare si potrebbe dire molto. Credo che l’impegno del decisore politico sia quello di chiudere, quanto prima, con una proposta condivisa da tutti i livelli rappresentativi. Ridisegnare i poteri istituzionali non è cosa agevole, mitigarne i temuti effetti negativi e valorizzarne le positività sarà ancora più difficile. In ogni caso è condivisibile sia la scelta di collocare le responsabilità di governo ad un livello più vicino ai cittadini, sia di chiamare alle proprie responsabilità oggettive tutti coloro che dovranno gestire questa nuova condizione. Stiamo parlando per adesso di federalismo fiscale, non ancora di federalismo politico. E’ necessario, a questo punto, introdurre qualche riflessione su quello che potrà essere il federalismo in sanità.

In questi ultimi anni all’interno di FederSanità ANCI abbiamo maturato e condiviso la convinzione che la complessità della missione pubblica del servizio sanitario nazionale e le responsabilità che i Comuni hanno nelle politiche sociali siano corni dello stesso problema, pezzi del sistema salute che solo se governato unitariamente può esprimere al meglio tutte le potenzialità professionali, scientifiche e sociali che stanno alla base del diritto dei cittadini ad avere tutelato il loro benessere. Questo è possibile se il sistema tiene, se non va in fibrillazione, se è unitario in tutto il territorio nazionale, per consentire pari opportunità di servizi sanitari e sociali, efficaci ed efficienti. Il territorio nazionale è diverso nella sua composizione orografica, sociale e demografica che necessita di una lettura specifica, regione per regione. Questi due aspetti che sembrano in contraddizione con qualunque scelta, sia essa centralistica o fortemente federalista, sono in realtà le motivazioni che ci fanno tendere alla ricerca di un modo di governare le questioni della salute con un sistema fortemente unitario, dove l’individuazione di livelli uniformi di assistenza sia esigibile da tutti i cittadini.

Per questo la sanità, nelle scelte generali e negli obiettivi, non può che essere sovra ordinata a livello nazionale, per non lasciare, come purtroppo sta accadendo, alla compatibilità economica di ogni singola regione il compito di dettare l’agenda e la quantità e qualità dei servizi erogati.

Al contempo, però, l’organizzazione dei servizi non può che essere regionalizzata e la gestione regolata da un rapporto profondo con le comunità locali, anche perché i cittadini devono avere la possibilità di controllare e valutare in che modo il proprio diritto di cittadinanza viene garantito.

Terzo punto, l’organizzazione gestionale delle Aziende Sanitarie che deve essere affidata a dirigenti capaci, selezionati per competenza e non per simpatia politica o personale, valutabili per obiettivi, ricompensati in aderenza alla complessità del ruolo ricoperto, con obiettivi di salute certi, da raggiungere in tempi direttamente collegati al completamento del mandato contrattuale. Una scelta strettamente legata alla responsabilità di condurre Aziende, quelle sanitarie, fra le più complesse che esistano e per le quali servono una ridefinizione degli strumenti legislativi che le sostengono, un’autonomia reale definita nella libertà di scegliere i propri collaboratori e risponderne direttamente, cosi come nella chiarificazione del rapporto fra governance e governo clinico.

Tre passaggi, quelli evidenziati, coerenti con il nostro impegno di anni e necessari per dare equilibrio ad un servizio pubblico rilevante, buono nella sua generalità, con buchi neri in alcune realtà da recuperare con il concorso di tutti. La parola solidarietà va introdotta come ordinaria dell’agire collettivo in modo che il peso, sicuramente rilevante, dei servizi sanitari regionali sia ponderato non solo nella quota capitaria ma anche nei buoni risultati offerti a tutti gli italiani. Mi auguro che nel momento della discussione sul federalismo in sanità tutto questo possa fare parte del tavolo di confronto: per il bene di tutti.

Pier Natale Mengozzi
Presidente Nazionale FederSanità ANCI

Nuovo governo e nuove scelte

giovedì, settembre 18th, 2008

Il nuovo Governo sta impostando una propria politica economica e sociale e con la presentazione del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria per il 2009 disegna un percorso nel quale molte sono le novità, alcune stimolanti, altre da discutere e verificare. I decreti all’attenzione del Parlamento hanno aperto il confronto politico con tutti gli attori sociali.

FederSanità ANCI deve prepararsi con grande intelligenza e precisione per contribuire al dibattito in corso nel Paese con un proprio bagaglio di idee e proposte.

Essenzialmente la strategia del Governo propone un percorso per portare il paese in pareggio nel 2011, attraverso la riduzione del costo complessivo dello Stato, facendo leva sull’efficacia della Pubblica Amministrazione, riducendone il peso burocratico ed incentivando forti processi di semplificazione, oltre che lanciare una sfida per lo sviluppo dell’economia, riducendo vincoli alle imprese e chiedendo, contemporaneamente, azioni dirette e responsabili per un nuovo sviluppo.

Un percorso che ha una sua linea di ragionamento logica e coerente con l’impostazione programmatica di chi ha vinto le elezioni per governare il Paese.

In questi anni di presenza sulla scena politica ed istituzionale FederSanità ANCI si è distinta per la coerenza delle sue posizioni e per l’affidabilità nei confronti di chiunque si sia avvicendato al governo della cosa pubblica. Anche questa volta penso che dobbiamo comportarci nello stesso modo, stare dentro al paese reale e contribuire, nel nostro settore di riferimento, a produrre iniziative e confronto utili a tutti.

Due miliardi di euro per il 2010 e tre miliardi per il 2011 sono il contributo che il settore della sanità dovrebbe dare al risanamento. Credo che quanto previsto potrebbe non essere in linea con il Patto per la Salute sottoscritto dalle Regioni, oltre che non coerente con una evoluzione del sistema sanitario (contratti, tecnologie, ricerca, ecc.) che ha un trend di crescita dei costi oggettivo e non eliminabile.

La strada da percorrere non dovrebbe essere quella dei tagli ai servizi attualmente offerti ai cittadini. In più, difficilmente tali previsioni potrebbero coniugarsi alle esigenze ed impegni che alcune Regioni hanno sui piani di rientro, per i quali stanno operando con grosse difficoltà. Il rischio potrebbe essere la destabilizzazione anche di quelle regioni virtuose che hanno operato bene negli anni, tenendo sul piano dei bilanci e dei servizi anche a fronte di modelli organizzativi a volte molto diversi.

La presenza organizzata di Federsanità Anci, praticamente in tutte le regioni italiane, va utilizzata come un osservatorio intelligente dei processi organizzativi in atto, e della rispondenza degli stessi a percorsi virtuosi sul piano gestionale. Pur nella diversità delle norme adottate nelle varie realtà si sta consolidando una classe di direttori generali (e di loro diretti collaboratori) di buon rilievo, tale da farci pensare che si sia ormai pronti ad innovare processi di selezione, richiesta di garanzie professionali, elenchi certificativi della qualità degli inseriti, per offrire al sistema salute il meglio del management possibile. Impegno difficile da mantenere se contemporaneamente non c’è garanzia di un flusso economico tale da supportare processi gestionali coerenti ed innovativi.

Così come – in una logica di federalismo fiscale – si deve produrre un disegno complessivo che contemporaneamente sia impegnativo e vincolante per tutti, che lasci certamente la maggior parte del gettito nelle realtà che lo producono, ma che non si dimentichi della necessaria solidarietà per i più deboli. In sanità questa impostazione va ulteriormente accentuata per garantire il diritto costituzionale alla salute. L’equità fra cittadini non può essere legata alla collocazione delle risorse. Diventerebbe in tal caso inutile anche lo sforzo comune fatto per approvare i nuovi LEA se poi non fosse possibile garantirli erga omnes. La diversificazione italiana fra aree forti e deboli non deve riversarsi in negativo su chi invece va accompagnato in un processo di crescita per uniformarlo in qualità, responsabilità e diritti.

Altra preoccupazione è l’incertezza sul necessario finanziamento del Fondo della non autosufficienza: l’unico e reale processo di integrazione sociosanitaria e socio assistenziale, l’unico vero LEA unitario che disegna una prestazione e tutti i soggetti che concorrono a garantirne l’esigibilità da parte dei cittadini. Non si deve tornare indietro perché sarebbe una sconfitta per tutti.

Sono solo prime valutazioni personali e di ordine generale. Federsanità ANCI saprà trovare e produrre al suo interno una posizione coerente con la sua storia ed esperienza. Mi auguro che la necessità di stabilità e sostenibilità economica e finanziaria che sta alla base delle scelte del Governo sappia allinearsi al mantenimento del diritto ad una buona salute per tutti. In ogni caso andrebbe trovato un punto di equilibrio possibile che potrebbe essere quello che garantisce i livelli qualitativi e quantitativi di servizio ad oggi in essere, lasciando al confronto in Conferenza Unificata la possibilità di un accordo fra tutte le parti istituzionali, bilanciando l’utilizzo delle risorse del Paese secondo effettive priorità.

L’alternativa sarebbe quella di disegnare un paese diseguale, mettendo un sigillo definitivo sulla spaccatura fra Nord e Sud, sancendo la fine di un sistema sanitario nazionale unitario. Mi auguro davvero che non si voglia correre questo rischio e che il Parlamento abbia la capacità di fare scelte che sappiano evitarlo. In qualche modo – a nostro modo – faremo tutta intera la nostra parte per mantenere viva un’esperienza originale di confronto e scambio fra i gestori della sanità ed i Sindaci: titolari della rappresentanza degli interessi delle comunità locali. La disponibilità del nuovo Ministro ad incontrarci può essere l’avvio di un confronto proficuo per tutti.

Pier Natale Mengozzi
Presidente FederSanità ANCI
Ass. Politiche Integrate di Salute Comune di Campi Bisenzio (FI)

Editoriale Welfare dell’Italia Anno 3, Numero 11, Giugno 2008

lunedì, giugno 30th, 2008

Con la nascita del nuovo governo si apre una stagione di attese anche per il mondo della sanità e l’auspicio che i “nodi” strutturali all’ordine del giorno da anni possano trovare una soluzione sistematica, che il Servizio Sanitario Nazionale possa innovarsi per favorire su tutto il territorio moderne risposte – ai mutati bisogni dei cittadini. E’ una scommessa che coinvolge tutti gli attori del sistema: lo Stato, le Regioni, gli Enti Locali, le Aziende Sanitarie, il privato, il mondo delle professioni.

Solo una riprogettazione “corale” e integrata del modello sanitario e sociale potrà fornire risposte soddisfacenti; ogni protagonista sarà chiamato a rinunciare alla difesa dei propri “micro interessi” per una sfida complessiva di rinnovamento del Servizio Sanitario Nazionale.

Gli scenari in cui ci si muove sono noti:
invecchiamento della popolazione e quindi aumento della cronicità e della domanda di servizi conseguenti; sviluppo della scienza e tecnologie che offrono nuove prospettive diagnostico – terapeutiche, ma inducono domanda di prestazioni aggiuntive; la difficile tenuta economica del sistema con aspetti drammatici al centro sud.

In questo contesto le sfide da cogliere sono almeno sei:

  • La compatibilità economica di sistema, ovvero una riorganizzazione della spesa, migliorando l’efficienza (anche attraverso l’ICT) dei processi, introducendo metodiche di benckmarking per individuare le aree di inefficienza, snellendo le procedure amministrative, lasciando più gradi di libertà nelle combinazione dei fattori produttivi ai Direttori Generali.
  • Il paziente/utente quale centralità; ovvero come rivedere i processi e i percorsi di diagnosi, cura, riabilitazione, per offrire il migliore servizio e assicurare la continuità assistenziale;
  • Come diffondere la pratica e la cultura della clinical governance, per favorire la migliore dialettica interna tra le varie componenti professionali dell’azienda, ed assumere come valori l’E.B.M. e la cultura dell’appropriatezza;
  • Il miglioramento continuo della qualità come filosofia di lavoro che significa operare sulle tre A (autorizzazione, accreditamento, accordi) puntando all’eccellenza anche in termini di accreditamento.
  • Governo dell’azienda sanitaria: ovvero valutazione e miglioramento delle performance della dirigenza e management e misurazione degli outcame di salute;
  • Riorganizzazione del sistema di offerta della rete ospedaliera e territoriale, in entrambe le aree il cambiamento è complesso, ma fondamentale per ammodernare le strutture e modalità operative per renderle più aderenti ai bisogni dei cittadini.

Il mondo delle direzioni aziendali e dei professionisti sono pronte a cogliere la sfida, anche come momento di crescita e confronto costruttivo con le altre componenti istituzionali politiche e professionali del Servizio Sanitario Nazionale.

Angelo Lino Del Favero – Coordinatore Nazionale del Forum Permanente dei Direttori Generali di Federsanità ANCI e Direttore Generale dell’Azienda ULSS 7 Veneto