Editoriale Il Welfare dell’Italia anno IV n. 20 – dicembre 2009
Il Servizio sanitario italiano è certamente tra i migliori al mondo. In tutte le graduatorie internazionali si posiziona tra i più vantaggiosi in termini di tutela della salute della popolazione e qualità complessiva delle prestazioni. Ciò nonostante, esso presenta alcuni seri elementi di criticità come l’inappropriatezza di alcune prestazioni, l’organizzazione ancora prevalentemente burocratica della medicina di base e la carenza di servizi di assistenza domiciliare integrata. Molto altro si potrebbe aggiungere come le lunghe liste di attesa o l’ingiustificato livello di spesa farmaceutica per abitante in alcune Regioni. Inoltre c’è da fare una riflessione su quelle che possono essere definite le tendenze di lungo periodo della spesa sanitaria, ovvero l’invecchiamento della popolazione, il progresso della medicina e le evoluzioni socioeconomiche. Rispetto a queste considerazioni è possibile riscontrare inefficienze e inappropriatezze che sono particolarmente pervasive in alcune Regioni, piuttosto che in altre. Proprio la distribuzione dei disavanzi fra le diverse Regioni conferma che vi sono margini di miglioramento sia nell’efficienza quanto nell’appropriatezza dell’erogazione delle prestazioni sanitarie.
Da queste premesse, nasce un nuovo Patto per la Salute sottoscritto da Governo e Regioni. L’obiettivo è quello di ricondurre sotto controllo la spesa sanitaria, dare certezza di risorse per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) su un arco pluriennale, sollecitare e sostenere le azioni necessarie a elevare qualità e appropriatezza delle prestazioni, ma soprattutto riequilibrare le capacità di fornire servizi di analoga qualità ed efficacia su tutto il territorio nazionale.
Il miglioramento delle prestazioni richiede però un importante rafforzamento di tutte le attività di prevenzione e il potenziamento dell’integrazione socio-sanitaria, a cominciare dall’assistenza ai non autosufficienti. In questo contesto i Comuni devono avere un ruolo da protagonisti soprattutto se si guarda ad una qualificazione delle reti ospedaliere regionali ed un parallelo sviluppo dei servizi territoriali.
Allo stesso tempo è opportuno che gli enti locali assicurino il monitoraggio al fine di garantire l’equilibrio finanziario in condizioni di efficienza e appropriatezza per far sì che questo sforzo economico non pesi sulle tasche dei cittadini. A questo proposito è necessario sottolineare come in molte regioni (ovvero quelle che non hanno rispettato i vincoli imposti nell’annualità precedente) sono stati introdotti ticket e forme di tassazione.
In questo contesto monitorare significa anche avviare e promuovere politiche che non guardino soltanto alle logiche economiche ma che – in un quadro generale di equilibrio economico – diano vita ad azioni e programmi di carattere organizzativo, di innovazione e di investimento anche sulle risorse umane.
Di Simone Naldoni
Assessore Politiche Sanitarie e Sociali Comune di Scandicci (Fi)
Vice Presidente Vicario Federsanità Anci



