Nuovo governo e nuove scelte

Il nuovo Governo sta impostando una propria politica economica e sociale e con la presentazione del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria per il 2009 disegna un percorso nel quale molte sono le novità, alcune stimolanti, altre da discutere e verificare. I decreti all’attenzione del Parlamento hanno aperto il confronto politico con tutti gli attori sociali.

FederSanità ANCI deve prepararsi con grande intelligenza e precisione per contribuire al dibattito in corso nel Paese con un proprio bagaglio di idee e proposte.

Essenzialmente la strategia del Governo propone un percorso per portare il paese in pareggio nel 2011, attraverso la riduzione del costo complessivo dello Stato, facendo leva sull’efficacia della Pubblica Amministrazione, riducendone il peso burocratico ed incentivando forti processi di semplificazione, oltre che lanciare una sfida per lo sviluppo dell’economia, riducendo vincoli alle imprese e chiedendo, contemporaneamente, azioni dirette e responsabili per un nuovo sviluppo.

Un percorso che ha una sua linea di ragionamento logica e coerente con l’impostazione programmatica di chi ha vinto le elezioni per governare il Paese.

In questi anni di presenza sulla scena politica ed istituzionale FederSanità ANCI si è distinta per la coerenza delle sue posizioni e per l’affidabilità nei confronti di chiunque si sia avvicendato al governo della cosa pubblica. Anche questa volta penso che dobbiamo comportarci nello stesso modo, stare dentro al paese reale e contribuire, nel nostro settore di riferimento, a produrre iniziative e confronto utili a tutti.

Due miliardi di euro per il 2010 e tre miliardi per il 2011 sono il contributo che il settore della sanità dovrebbe dare al risanamento. Credo che quanto previsto potrebbe non essere in linea con il Patto per la Salute sottoscritto dalle Regioni, oltre che non coerente con una evoluzione del sistema sanitario (contratti, tecnologie, ricerca, ecc.) che ha un trend di crescita dei costi oggettivo e non eliminabile.

La strada da percorrere non dovrebbe essere quella dei tagli ai servizi attualmente offerti ai cittadini. In più, difficilmente tali previsioni potrebbero coniugarsi alle esigenze ed impegni che alcune Regioni hanno sui piani di rientro, per i quali stanno operando con grosse difficoltà. Il rischio potrebbe essere la destabilizzazione anche di quelle regioni virtuose che hanno operato bene negli anni, tenendo sul piano dei bilanci e dei servizi anche a fronte di modelli organizzativi a volte molto diversi.

La presenza organizzata di Federsanità Anci, praticamente in tutte le regioni italiane, va utilizzata come un osservatorio intelligente dei processi organizzativi in atto, e della rispondenza degli stessi a percorsi virtuosi sul piano gestionale. Pur nella diversità delle norme adottate nelle varie realtà si sta consolidando una classe di direttori generali (e di loro diretti collaboratori) di buon rilievo, tale da farci pensare che si sia ormai pronti ad innovare processi di selezione, richiesta di garanzie professionali, elenchi certificativi della qualità degli inseriti, per offrire al sistema salute il meglio del management possibile. Impegno difficile da mantenere se contemporaneamente non c’è garanzia di un flusso economico tale da supportare processi gestionali coerenti ed innovativi.

Così come – in una logica di federalismo fiscale – si deve produrre un disegno complessivo che contemporaneamente sia impegnativo e vincolante per tutti, che lasci certamente la maggior parte del gettito nelle realtà che lo producono, ma che non si dimentichi della necessaria solidarietà per i più deboli. In sanità questa impostazione va ulteriormente accentuata per garantire il diritto costituzionale alla salute. L’equità fra cittadini non può essere legata alla collocazione delle risorse. Diventerebbe in tal caso inutile anche lo sforzo comune fatto per approvare i nuovi LEA se poi non fosse possibile garantirli erga omnes. La diversificazione italiana fra aree forti e deboli non deve riversarsi in negativo su chi invece va accompagnato in un processo di crescita per uniformarlo in qualità, responsabilità e diritti.

Altra preoccupazione è l’incertezza sul necessario finanziamento del Fondo della non autosufficienza: l’unico e reale processo di integrazione sociosanitaria e socio assistenziale, l’unico vero LEA unitario che disegna una prestazione e tutti i soggetti che concorrono a garantirne l’esigibilità da parte dei cittadini. Non si deve tornare indietro perché sarebbe una sconfitta per tutti.

Sono solo prime valutazioni personali e di ordine generale. Federsanità ANCI saprà trovare e produrre al suo interno una posizione coerente con la sua storia ed esperienza. Mi auguro che la necessità di stabilità e sostenibilità economica e finanziaria che sta alla base delle scelte del Governo sappia allinearsi al mantenimento del diritto ad una buona salute per tutti. In ogni caso andrebbe trovato un punto di equilibrio possibile che potrebbe essere quello che garantisce i livelli qualitativi e quantitativi di servizio ad oggi in essere, lasciando al confronto in Conferenza Unificata la possibilità di un accordo fra tutte le parti istituzionali, bilanciando l’utilizzo delle risorse del Paese secondo effettive priorità.

L’alternativa sarebbe quella di disegnare un paese diseguale, mettendo un sigillo definitivo sulla spaccatura fra Nord e Sud, sancendo la fine di un sistema sanitario nazionale unitario. Mi auguro davvero che non si voglia correre questo rischio e che il Parlamento abbia la capacità di fare scelte che sappiano evitarlo. In qualche modo – a nostro modo – faremo tutta intera la nostra parte per mantenere viva un’esperienza originale di confronto e scambio fra i gestori della sanità ed i Sindaci: titolari della rappresentanza degli interessi delle comunità locali. La disponibilità del nuovo Ministro ad incontrarci può essere l’avvio di un confronto proficuo per tutti.

Pier Natale Mengozzi
Presidente FederSanità ANCI
Ass. Politiche Integrate di Salute Comune di Campi Bisenzio (FI)

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